Fratture


Eziopatogenesi: Sono tra le fratture più comuni e possono riguardare:

• le ossa del carpo

• metacarpi

• le falangi

Le fratture delle falangi nella maggior parte dei casi, quando non sono troppo scomposte e non sono associate a lesioni tendinee, vengono trattate con il posizionamento di una stecca di Zimmer; le fratture dei metacarpi vengono invece trattate con il posizionamento di un gesso. Per tutte le fratture scomposte vengono utilizzati per una corretta stabilizzazione i fili di Kirschner (fili K). Raramente vengono utilizzate piccole placche, viti o fissatori esterni. Diverso è il trattamento della frattura di scafoide, che, essendo vascolarizzato in maniera minore rispetto alle altre ossa, è di più difficile risoluzione. Non sono infatti sufficienti le tre settimane di immobilizzazione come per le altre fratture della mano, in questo caso sono di norma dai 40 ai 60 giorni di gesso. Non sempre però l’ingessatura è sufficiente, la riduzione e la sintesi chirurgiche sono infatti ben più probabili che nelle altre fratture. 

Terapia: importante è la fisioterapia (recupero articolare di polso, mano e dita) dopo l’immobilizzazione. Spesso sono associate terapie antinfiammatorie e terapie che mirano alla risoluzione dell’edema, come ad esempio ultrasuoni, jonoforesi, tecarterapia. Nei casi di mancata o di ritardata consolidazione è utile la magnetoterapia, ottima la terapia SEQEX per aiutare la formazione del callo osseo.



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